Marco Polo aveva sempre coltivato due sogni nella propria vita: viaggiare, per conoscere nuovi paesi e nuove realtà e, poi, poter anche aiutare gli altri.

Questi due desideri lo avevano portato a studiare sempre di più la teoria della relatività, cercando di inventare una macchina del tempo che gli consentisse di viaggiare avanti e indietro negli anni per poter aiutare gli esseri umani che si trovavano in difficoltà.

Era riuscito a realizzare un prototipo della sua macchina che non aveva ancora potuto testare di persona. Era riuscito però a creare una stanza virtuale nella quale poter seguire gli eventi del passato dall’esterno. Così, l’8 marzo, dopo una lunga riflessione, decise che voleva tentare di capire cosa poteva vedere attraverso di essa. Scelse quindi di attivare i motori e entrò nella stanza dove si trovavano grandi schermi. I monitor si accesero e una incredibile visione gli apparve sotto gli occhi….

Aveva sempre amato la montagna e si trovò improvvisamente di fronte ad una montagna che ben conosceva: la Parete Ovest con la Cresta Sud dell’Aiguille Noire de Peteurey, oltre 3700 metri di montagna che emergeva nel massiccio del Monte Bianco. La via, che percorre un dislivello di circa 1100 metri con uno sviluppo di 1400 metri circa e una difficoltà fino al V+, rappresenta una via classica dell’alpinismo interamente su roccia. La discesa viene in genere effettuata dalla Cresta Est, considerata la via normale.

Nella stanza virtuale della macchina vide allora degli uomini e delle donne che…

1963 – Bianca di Beaco sull’Aiguille Noire de Puterey – 3773 m.

Non sono un’alpinista” di Bianca Di Beaco – a cura di Giambattista Magistris e Luciano Riva (Soci CAI Valmadrera) – Valmadrera – 2020 – segn. Biblioteca Q54

Già agli inizi degli anni ’60 Bianca Di Beaco di Trieste era conosciuta nell’ambiente alpinistico come una delle più forti scalatrici in circolazione. Nonostante non si considerasse un’alpinista (opinione, la sua, dalla quale è stato tratto il titolo del libro), è stata la prima donna ad arrampicare da prima di cordata sul sesto grado, livello che allora era ancora difficile da raggiungere anche per molti alpinisti uomini. Innumerevoli sono le sue esperienze alpinistiche in montagna, sia in Italia e sia all’estero e per lei vivere in montagna era un vero e proprio canto di gioia. I suoi appunti riportati nel libro ci restituiscono l’immagine di una donna che ha lottato per gli ideali nei quali ha sempre creduto, un’alpinista eccezionale e un’ecologista molto in anticipo sui tempi, capace di difendere la propria visione con tutti, sopportando soprusi ed incomprensioni. Una donna con una personalità vivissima e fortissima. La sua fervida intelligenza e la sua grande sensibilità l’hanno portata a scelte sempre coraggiose, con riflessioni critiche sul mondo alpinistico da cui è riuscita anche a prendere le distanze, rinunciando persino ad ulteriori grandi successi che avrebbe potuto facilmente ottenere.

Però Bianca era accompagnata sempre anche da una chiara e struggente malinconia, nata dal fatto di dover convivere con una realtà spesso in antitesi alla sua visione del mondo, una visione ricca di armonia verso qualunque essere del creato e che facilmente la portavano ad un’agguerrita difesa della natura nella sua interezza. La sua forza e il suo attaccamento alla vita le daranno sempre un tratto caratteriale ed umano inconfondibile e di immediato impatto sui suoi compagni di vita e di scalate, spesso difficilissime.

Marco Polo la riconobbe subito nel gruppo di alpinisti: era una ragazza sempre bellissima, pur con i tratti stravolti dalla fatica e dalla bufera di vento e neve che li aveva sorpresi sull’Aiguille Noire.

D’improvviso, la bufera. L’avevo sentita nell’aria, prima. […] D’un tratto, una cortina buia sopra di noi ed una tensione nell’aria, come una minaccia che stesse prendendo rapidamente una forma concreta. […] Le prime gocce sempre più fitte e pesanti. La grandine e poi la neve. I primi tuoni un po’ lontani. I primi fulmini. Le nostre voci che si confondevano nel frastuono del temporale…”

Marco le suggerì urlando (quasi che lei lo potesse sentire): “Svelta, cercate un ripiano almeno da potervi sedere! Là, più al centro della parete, dove sarete al riparo dai fulmini, lontano dalle creste e dagli spuntoni”. Bianca, quasi l’avesse sentito, aiutò i compagni a rifugiarsi sul piccolo terrazzino. Erano ormai bagnati fradici, mentre la neve che cadeva sempre più fitta li circondava e li copriva. “Non disperare Bianca, ne uscirete sicuramente e verrete fuori da questo inferno”, le sussurrò Marco e lei immediatamente lo ripeté ai suoi compagni che, muti, non osavano più sperare in una ormai difficile salvezza.

Ma, con il peggiorare della bufera, anche Bianca cominciava a disperare di riuscire ad uscire da quella drammatica situazione: “Quanto tempo avremo ancora per noi? Quest’idea mi colpisce violentemente. L’idea, più chiara che mai, che la nostra vita sta per finire. Così! Com’è possibile, quando si sentono tante cose, quando ci sono ancora tanti problemi da risolvere, quando si è tanto vivi! No, non paura, ma un desiderio terribile di vivere. Per tutto ciò che è rimasto in sospeso nella nostra vita. O solo per vivere, semplicemente, e basta.”

Marco vide scorrere i pensieri di Bianca: i suoi genitori, il suo lavoro, la campagna e i giorni di scuola, la terra rossa dell’Istria tanto amata. “No, Bianca, non cedere adesso, cerca di resistere e di combattere, così come sai fare sempre quando sali sulle tue pareti, con quella sicurezza che non ti ha mai abbandonato fin dalle tue prime avventure sulla montagna quando eri ancora poco più che adolescente. Resisti e vedrai che riuscirete ad uscirne”. Marco tentava così di sostenerla e di spingerla a non lasciarsi andare. Ma… “Un altro temporale. E scariche intorno a noi e su di noi. Quante volte si sarà ripetuto ciò? E nevica e pare che non esista più nulla, solo questa neve e questo breve terrazzino dove continuiamo a tremare. No, mai ne usciremo. Chissà, forse è meglio così, per me. Tutto ciò che in me non va, si risolverà così. Questa mia vita, così estranea agli altri, si piegherà finalmente su sé stessa e la mia inquietudine si placherà sotto tutto questo bianco. Penso al tormento della mia dolorosa personalità. […] Ma se ritorno giù dalla montagna, tutto sarà diverso. Farò di ogni nuovo giorno un regalo a me stessa ed ai miei cari. Riguadagnerò il tempo perduto. E saprò tanto di più, quanto è bello voler bene, veder sorridere chi ci è accanto, vivere”.

Marco, allora, si lasciò sfuggire un dolce sorriso e disse ancora: “Non disperare Bianca, perché i veri amici non ci abbandonano mai, mai: li scopriamo soprattutto quando tutto ci sembra perduto… E, all’improvviso, …

Non sentite delle voci?” disse Bianca “No”, risposero i compagni. ”Eppure mi pareva. Guardo in basso. La foschia copre ogni cosa. Ricominciamo a scendere. Ma sì, qualcuno ci chiama! Fa i nostri nomi! Sì, siamo qui, tutti salvi! Chi siete? E ci rispondono: Bonatti, Panei, Zappelli, Bertone! Ridiamo di gioia. Guardo i miei compagni. Sono vivi, torneranno giù. Anch’io sono viva e tornerò giù. Che strano, ho come una stretta al cuore. Sono forse più indecisa a vivere che a morire? Forse. […] Scendo in doppia, seguendo gli amici. E sulla cengia nevosa in basso, incontro Walter Bonatti. Ci guardiamo, sorride. “Ciao” gli sorrido. “Ciao” è la risposta. E più in là, Panei, Bertone, Zappelli. Mi sento il cuore grosso, come fosse troppo piccolo per contenere tutto ciò che provo. Vorrei ringraziare questi grandi alpinisti, questi amici, che hanno pensato a noi, che ci sono venuti incontro, domandoci in compenso semplicemente di essere vivi. Ma non ne sono capace. Sorrido e li guardo e solo così riesco ad esprimere la mia ammirazione e il mio affetto”.

Marco accompagnò il gruppo con lo sguardo fino al rifugio della loro salvezza e, prima di vederli sparire in un fascio di luce che li avvolse, condivise il pensiero di Bianca che, finalmente, aveva capito che ad ognuno di noi può venir offerta l’occasione, in modo diverso, di sentire pienamente il significato della propria esistenza.

Il libro di Bianca, grazie al prezioso lavoro dei suoi amici più cari, raccoglie infinite testimonianze lasciateci da lei e ci mostra non solo la vita e le intime riflessioni di un’alpinista, ma soprattutto una donna che si mostra a noi con tutte le sue fragilità, i suoi dubbi, le sue speranze e i suoi sogni, Ne esce un quadro appassionante che rapisce anche noi lettori e ci conduce per mano nel suo mondo e, soprattutto, nel suo cuore. Il suo profondo intimo, che lei ci rivela capitolo dopo capitolo, è un fantastico viaggio attraverso le sue aspirazioni e i suoi viaggi, sia fisici che spirituali, viaggi che l’accompagneranno per tutta la sua esistenza che si concluderà il 2 febbraio 2018 a Trieste, la sua città natale alla quale restò sempre legata. Aveva 84 anni e aveva già perso nel dicembre del 2002 dopo una lunga malattia il suo compagno di vita e di scalate Jose Baron. Anche questo tristissimo momento è da lei narrato in un meraviglioso capitolo del suo libro, dove le dolcissime parole di amore verso il compagno non potranno non commuoverci, mostrandoci ancora una volta la grandissima umanità che ha contraddistinto questa donna eccezionale: e che (ci sia permesso dirlo) non può non toccare anche il cuore di chi tra di noi ha purtroppo vissuto i dolorosi momenti della perdita di una persona amata, specie se a tali momenti anche noi, come lei, eravamo presenti…