Dopo l’esperienza con Bianca Di Beaco, Marco Polo voleva continuare il suo viaggio nel tempo. Purtroppo, però, sapeva bene che non poteva cambiare il corso degli eventi, ma poteva essere solo uno “spettatore” attento e preoccupato.

Tuttavia, queste sue grandi passioni dovevano portarlo verso un esito incredibile: era riuscito a creare una macchina che, effettivamente, poteva trasferire i corpi nel tempo, facendoli ricomparire in uno specifico periodo, anche se non si poteva fissare una data esatta nella quale riapparire. Non sapeva ancora se la macchina del tempo fosse del tutto affidabile, ma dopo aver aiutato Bianca Di Beaco nel suo precedente viaggio solo dai monitor, preso dal suo irrefrenabile entusiasmo, decise comunque di provarla da solo.

Entrò nello scomparto della macchina, accese il motore e chiuse gli occhi, aspettando che il suo mezzo di trasporto lo facesse “atterrare” nel nuovo tempo. Si accese una luce fortissima, come di un lampo e, improvvisamente, si ritrovò nel ….

1953 – Hermann Buhl sul Nanga Parbat – 8125 m.

  1. E’ buio sul ghiacciaio” di Hermann Buhl – Corbaccio Editore – Milano – 2007 – segn. Biblioteca G180

Il Nanga Parbat è una montagna cosiddetta “assassina”, avendo sempre richiesto a chi volesse tentare di scalarla e di vincerla un altissimo sacrificio di vite e di gravissimi danni fisici. Albert Frederick Mummery (che dette il nome ad un suo famoso ed inscalabile sperone), Gunther Messner, Daniele Nardi e Tom Ballard sono solo alcuni dei più famosi alpinisti che hanno sacrificato la loro esistenza al sogno di scalarla. Ma il primo vincitore della montagna himalayana fu l’austriaco Hermann Buhl nel 1953, salito sulla cima in solitaria e senza ossigeno, con un’impresa che rappresentò un evento eccezionale perché fu la prima salita in solitaria di un ottomila e, appunto, senza utilizzo dell’ossigeno. Buhl realizzò la sua impresa impiegando 41 ore dal momento della sua partenza dal campo V posto a 6900 metri (dovendo perciò percorrere ancora oltre 1200 metri!), perdendo un rampone nella sua discesa e dovendo bivaccare in piedi a 8000 metri, sopra uno spuntone di roccia largo quanto le suole dei suoi scarponi.

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Marco Polo, nel suo primo salto nel tempo, si ritrova improvvisamente nella notte tra il 3 e il 4 luglio del 1953 e scorge quel piccolo uomo, disperatamente aggrappato alla vita sulla parete del versante Rupal, costeggiando l’altra immensa parete del Nanga Parbat, la parete Diamir, alta anch’essa più di 4000 metri, parete che si ritrova ai margini di una stretta cresta di ghiaccio che egli percorre nella gelida sera del 3 luglio. Marco Polo vorrebbe disperatamente aiutarlo, dargli un po’ della sua forza per consentirgli di superare l’immensa fatica e i congelamenti che lo hanno colpito, ma sa bene che non gli è consentito. Tuttavia, prova a gridare con tutta la voce possibile, per fargli capire che non è da solo sull’immensa parete e che la sua presenza accanto a lui gli può dare la speranza di sopravvivere al freddo e alla notte. E, all’improvviso, …

“…Adesso però mi sembra che il corpo abbia subito una straordinaria metamorfosi, mi sento di colpo meno stanco. Quale ne sarà mai la causa? Forse il fatto di aver raggiunto la meta? La dove ero salito strisciando, ora balzo quasi da una pietra all’altra e tosto ritrovo le mie cose lasciate sulla spalla […]. Poi mi riafferra l’immensità di questa notte… Un meraviglioso cielo stellato s’incurva sul mio capo […]. Il corpo incomincia a reclamare i suoi diritti. Fame e sete tornano a farsi sentire. Ma non posseggo più nulla. Il tempo trascorre lentamente, troppo lentamente… Ormai non credo nemmeno più che questa notte abbia fine. Poi, laggiù in lontananza, una striscia di luce emerge da una frastagliata cresta montuosa, sale sempre più in alto nel cielo. Il nuovo mattino! Mi appare come una liberazione […]. In queste ore di tensione, però, una strana sensazione mi afferra. Non sono più solo! C’è un compagno che mi protegge, mi sorveglia, mi assicura. Lo so, è assurdo, ma la sensazione purtuttavia rimane… […] Ma dovunque tocco, la pietra si sbriciola. La faccenda è troppo rischiosa: uno scivolone, un piccolo volo sarebbero fatali… e trascinerei con me di sicuro anche il compagno, questo amico che non esiste… […] “Hai visto i miei guanti?” chiedo al mio amico. “Ma se li hai perduti!”. La risposta mi giunge chiara alle orecchie. Mi volto a riguardare e non scorgo nessuno. Sono già impazzito? Un fantasma si prende forse gioco di me? Eppure ho inteso ben chiara la voce familiare. A quale dei miei amici apparteneva? Lo ignoro. So solo che la conosco…”

Marco accompagnò in silenzio Hermann sino al momento in cui, dopo 41 ore da quando lo aveva lasciato, egli scorse la tenda del campo V, dove venne accolto ed aiutato dai suoi compagni, felici dopo aver visto inaspettatamente riapparire il loro amico, creduto ormai morto. Marco lo aveva sospinto lungo il deserto di ghiaccio che sembrava doverlo avvolgere da un momento all’altro. E ne aveva contato persino gli stanchi passi che aveva trascinato sulla coltre di ghiaccio: ora avrebbe voluto quasi abbracciarlo, mentre piangeva per la felicità ma, improvvisamente, venne avvolto da una luce fortissima, quasi come fosse quella di un lampo, che lo prese dal 1953 sul Nanga Parbat e lo portò nello spazio infinito, sino al…. [continua].

Nei giorni che seguirono l’arrivo di Buhl al campo V, il dolore per i congelamenti ai piedi impedirono a Hermann di camminare. Fu trasportato a braccia sul ghiacciaio e sul successivo sentiero e perse due dita dei piedi.

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Morì quattro anni dopo, nel 1957 all’età di 33 anni, dopo aver salito il Broad Peak, 8047 metri: mentre scendeva nella nebbia insieme a Kurt Diemberger, dopo un tentativo ad un settemila, il Chogolisa, non vide una stretta cornice di neve e precipitò sul versante cinese della montagna.

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La sua impresa solitaria sul Nanga Parbat rappresenta tuttavia una delle più straordinarie salite mai realizzata da un solo uomo. La sua vita è contenuta e raccontata, insieme a numerose testimonianze, nel libro “’È buio sul ghiacciaio”, disponibile nella nostra biblioteca e dal quale sono stati estratti alcuni brani qui riportati.